mercoledì 30 gennaio 2013

Qualche parola chiara.

Oggi mentre eravamo all'impegnativa, intensa e fruttuosa giornata di AAA nel territorio e nel mondo, ho visto la notizia riportata su di noi da un giornale locale con un titolo incongruo.
Io so che una cosa è quel che dichiari ai giornalisti, una cosa è quel che loro riportano e una terza cosa è come titolano.
Nel caso specifico la giornalista è l'ottima Pierpaola Pisanu e il virgolettato riporta fedelmente quel che ho detto; mentre il titolo, che non è di PPP, è del tutto infedele.

Vorrei ritornare alla situazione di AAA.
Per fare il punto della situazione.
Abbiamo - come sempre - molte notizie positive.
Il grande numero di studenti Erasmus che vengono da noi (purtroppo non abbiamo spazi per fare corsi di italiano per loro, ma ci tornerò); le prospettive dei corsi internazionali (un recente incontro a Lisbona conferma le prospettive già individuate per le lauree magistrali in essere e ne apre di nuove), l'avvio del secondo spin-off nato all'interno del Dipartimento.
Cose di cui abbiamo parlato oggi in una giornata dedicata ai rapporti internazionali, ai rapporti con il territorio, alla responsabilità sociale (per giugno un convegno con la ASL sull'umanizzazione degli ospedali; per il 16 marzo un seminario sulla creazione di impresa).
Ma siamo in enorme difficoltà per gli spazi e le risorse.
In Consiglio di Dipartimento abbiamo deciso di dedicare la prossima seduta del 27 febbraio alla valutazione di tutte le possibilità e le alternative, tra cui la proposta (il piano B che vorremmo non dover attuare), che abbiamo il dovere di proporre, di iniziare il progressivo trasferimento a Sassari, cominciando con le matricole del prossimo anno.
Mi spiego: allo stato risultano disponibili e agibili per le attività didattiche, di ricerca e amministrative solo gli edifici del Pou Salit e dell'Asilo (alcuni spazi residuali all'Orfanotrofio devono essere restituiti alla Curia in questi giorni: e lì c'è la nostra - insufficiente - biblioteca; quelli della Caserma continuiamo a utilizzali in modo improprio, perché sarebbero sostanzialmente inagibili, quelli prestati dal Liceo Artistico, per la generosità e disponibilità del dirigente, dovremo restituirli prima dell'estate).
Quegli spazi sono meno di un terzo di quanto ci serve; voglio dirlo chiaramente: senza biblioteca, aula magna e laboratori un Dipartimento / Facoltà universitario non può esistere.
Mi corre l'obbligo di precisare alcune cose.
1. Le necessità di AAA non sono una mia opinione personale, né solo dei docenti del Dipartimento; il nostro Ateneo, nelle persone del Rettore e del Direttore generale, le condividono; non avendo molto tempo per le anticamere non so se nel nostro Ateneo c'è chi la pensa diversamente (e sinceramente me ne infischio), so che questa è la posizione del Dipartimento dell'Ateneo.
2. Contrariamente a quanto si dice qua e là, le spese di gestione sono sempre state a carico di AAA, che si è fatto anche carico di alcune spese di manutenzione: di altre si è fatto carico l'Ateneo, di altre il Comune, anche se la vecchia convenzione prevedeva altro.
3. Tra gli edifici comunali in uso all'Ateneo ce ne è uno di cui raramente si fa menzione e che qui io nomino: Palazzo Serra, che doveva (dovrebbe?) essere sede della Università per stranieri, ma che eroga soprattutto corsi per studenti sardi; palazzo Serra ci è stato ripetutamente rifiutato (a noi di AAA e all'Ateneo) per i corsi di lingua italiana per i numerosi studenti Erasmus incoming; ci saranno delle ragioni, ma non le ho capite.
4. Non c'è ancora un tavolo di confronto operativo e di lavoro comune per la definizione degli spazi del Santa Chiara; rimane la proposta di AAA di una consulenza gratuita sulla possibile distribuzione delle attività culturali, bibliotecarie  e di conservazione di Alghero.
5. La nostra gestione degli spazi è e sarà (senza possibile eccezione) fatta all'insegna della massima apertura nell'uso per tutta la nostra comunità e per tutta la città; per questa ragione le luci sono spesso accese di notte all'Asilo Sella; abbiamo - in un rapporto organizzativo non facile - deciso di consentire l'autogestione degli studenti la sera e la notte e nei giorni festivi; io sogno una biblioteca aperta tutti i giorni dell'anno e tutte le notti, come succede nel mondo (e nella nostra terra possiamo fare come e meglio degli altri: noi ci vogliamo provare).

Mi permetto di mettere delle foto del Dipartimento di Lisbona: hanno tre volte i nostri studenti e dieci volte i nostri spazi (compresi i futuribili).






2 commenti:

  1. nicolò ceccarelli-docente Facoltà Architettura31 gennaio 2013 11:52

    Probabilmente il concetto chiave di tutta questa faccenda non è ancora sufficientemente chiaro, anche se pensavamo (ma evidentemente ci sbagliavamo) di aver fatto davvero tutto il possibile, e non da ieri, per spiegarlo.

    Il nostro Dipartimento NON sta chiedendo 'extras' sfiziosi: sale di rappresentanza, uffici per i docenti. Stiamo chiedendo di essere messi nelle condizioni elementari ('regolamentari', se proprio vogliamo) per operare. Siamo lontanissimi dagli standard minimi previsti, anche senza scomodare sedi internazionali prestigiose, con cui abbiamo peraltro ottimi rapporti di collaborazione.

    Abbiamo cioè troppo poche aule dove fare lezione, e i metri quadrati a nostra effettiva disposizione sono molto aldisotto di qualunque standard.
    Al momento non abbiamo un'aula informatica (cioè abbiamo i computer-nuovi-ma non un posto dove tenerli), potremmo a breve dover lasciare i locali della biblioteca-senza avere un altro posto dove trasferirci. Mi fermo qui ma l'elenco è lunghissimo: molti di noi docenti fanno lezione in spazi del tutto impropri.

    Nella ex-Caserma dei Carabinieri ad esempio, sede in cui siamo stati costretti nostro malgrado a ri-tornare a far lezione-perchè non c'erano alternative, siamo senza riscaldamento, quasi senza rete internet, con dotazioni sanitarie molto ma molto approssimative. Si tratta in questo caso di spazi 'molto poco agibili', da qualunque punto di vista li si guardi. Spazi che abbiamo 'abitato' in questi ultimi 5 anni ma che non avevano avuto praticamente nessun intervento di adeguamento quando siamo entrati (giusto un'imbiancata), e che da allora non hanno di fatto avuto nessun intervento di manutenzione (degno di questo nome).

    Spazi che potrebbero essere molto utili, e in cui ci diamo da fare in molte interessanti attività, spazi che hanno una grande potenzialità per tutta la città, ma che al momento sono come sono, venite a farci una visita.

    Come il Direttore di Dipartimento sottolinea ci sono recentemente stati molti segnali importanti, dal Comune e dall'Ateneo. Ma il tempo è tiranno.
    Le condizioni in cui operiamo sono difficilmente sopportabili oltre. E allora è naturale interrogarsi se una soluzione non sia cercare una qualche sistemazione, ad esempio a Sassari, se non altro per un elementare senso di rispetto verso gli studenti nostri e per quelli erasmus che vengono a visitare la Sardegna.
    Poi, per puro senso di decenza, nei riguardi dei molti colleghi internazionali che ci vengono a visitare e per i quali il contrasto tra le cose che riusciamo a fare e il contesto in cui ci troviamo a farle è spesso vero shock.

    Con orgoglio, rivendichiamo il nostro diritto (che però è anche un dovere: siamo dipendenti pubblici di un'istituzione pubblica) di fare il nostro lavoro con impegno e professionalità.
    Ma anche con un minimo di decoro.
    Ed essendo magari messi in condizione di competere, come abbiamo ampiamente dimostrato di saper fare, a livello nazionale e internazionale, senza giocare sempre con l'handicap.

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  2. C'è poco da aggiungere a quanto scritto da Cecchini e Ceccarelli, i segnali sono importanti, ma tutti noi abbiamo una curiosità. Oggi è di moda in politica l'agenda, non so se costituisca un modo nuovo di far politica e se sia adeguata ai tempi, ma prendiamola per buona. Allora la curiosità è sapere a che pagina dell'agenda dell'amministrazione comunale c'è scritto:
    SOLUZIONE PROBlEMA DELL'UNIVERSITA'.
    Sarebbe importante saperlo, per poterci ragionare e prendere delle decisioni. Le questioni che devono trovare "soluzione" sono note, anche le soluzione spesso sono state individuate, ma quando tali soluzioni diventeranno operative? Il quando non è indifferente.
    Non vorremmo che Alghero per una questione delle pagine dell'agenda perdesse l'occasione di mantenere una istituzione per la formazione superiore che da lustro (e benefici) alla città e che molti ad Alghero invidiano.
    Francesco Indovina

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