mercoledì 27 giugno 2012

Giovanni Azzena in Consiglio d'Amministrazione

Con grande soddisfazione annuncio a tutta la nostra comunità che il collega Giovanni Azzena è stato eletto nel Consiglio di Amministrazione dell'Università di Sassari.
Voglio ringraziare Giovanni per la disponibilità, ma soprattutto, per l'incessante e inclusivo lavoro, la nostra senatrice Margherita Solci.
A Giovanni i migliori auguri.

ABC

giovedì 21 giugno 2012

Situazione difficile

Ieri si è svolto un difficile Consiglio di Dipartimento; non ritengo opportuno commentare la discussione, a tratti aspra e sempre faticosa.
Ma sì, ribadire alcune questioni.
La prima - e lo voglio fare una volta per tutte e in modo chiaro - riguarda la nostra storia; è stata una storia difficile e appassionante che ha dato vita a un'esperienza formativa e culturale straordinaria (soprattutto per le   condizioni in cui si è svolta) con risultati eccellenti; molti di noi hanno contribuito a questi risultati, ma nulla sarebbe stato possibile senza la guida e l'impegno di Vanni Maciocco, che ci onoriamo di avere all'unanimità proposto per il titolo di Professore emerito. Che il mio stile di "governo" sia diverso da quello di Vanni e che alcuni aspetti del progetto debbano essere ripensati, sono fatti indiscutibili, ma semmai questo rafforza i meriti di Vanni; stile, approccio, modalità di governo sono diversi, ma la mia visione sta nel solco di quella su cui abbiamo fondato AAA; può non piacere, ma questo penso e ho detto, liberi tutti di non essere d'accordo.
La seconda - e lo voglio fare in modo chiaro - riguarda la convinzione, che è alla base dell'atto fondativo del Dipartimento, della necessità di intrecciare fortemente i percorsi formativi dell'architettura, dell'urbanistica e del Design, con un'apertura alle questioni ambientali e paesaggistiche, mantenendo i corsi di studio "completi" in architettura e urbanistica, lavorando per la riapertura di Design (anche in accordo con Cagliari) e verificando le possibili collaborazioni e convergenze con altri Dipartimenti per pensare a corsi di Ingegneria dell'ambiente e Architettura del paesaggio.

Ciò premesso sono molto pessimista che un Dipartimento come AAA possa, nelle contingenze attuali, mantenersi in vita, con la qualità e la capacità innovativa di cui ha bisogno; ho detto in Consiglio il perché: scarso peso politico, numero di docenti insufficiente anche in prospettiva, contrazione drammatica delle risorse finanziarie, incertezza sugli spazi disponibili (non sappiamo dove svolgere la didattica nel prossimo anno accademico, almeno nella prima metà), cronica sotto-dotazione di personale, precarietà o mancanza di alcuni servizi per il fatto di essere sede staccata.
Queste criticità non mi paiono in via di soluzione, anzi il peso della crisi economica e (se posso permettermi di dirlo) il modo con cui i governi la affrontano, rende molto più acute alcune di esse.
Servirebbe, sarebbe servito, un grande scatto, un'espressione non formale di volontà politica di tutti gli interlocutori e di tutti gli attori, una vitalità della nostra comunità; voglio dire che nulla è scontato in questi giorni cupi, non è scontato neanche che in Sardegna rimangano due Atenei, e neppure che quel che resterà non sia relegato al ruolo di teaching university (come sembrerebbe che voglia il ministro pro-tempore); quindi non è neppure scontato che AAA sopravviva; ci sta: tutto ciò che nasce muore.
Ribadisco - spero senza lasciare dubbi - la mia posizione.
Sono una scelta annunciata e irrinunciabile le mie dimissioni: il Direttore di un Dipartimento deve - a mio avviso essere eletto da tutte le componenti, nessuna delle quali è ornamentale.
Come ho sempre detto, la mia disponibilità ad accettare di riproporre la candidatura era subordinata alla convinzione che vi fossero le condizioni di una prosecuzione della grande esperienza di AAA; allo stato delle cose non vedo che queste condizioni ci siano, anzi mi pare che non ci siano proprie.
Non mi sottraggo alla discussione pubblica, vediamo cosa vorrà fare la nuova Amministrazione, qualunque essa sia, vediamo se avremo o no una presenza nell'organo di governo più importante dell'Ateneo (così ha voluto la legge Gélmini), vediamo se condividiamo una visione e se abbiamo o no una coesione interna e una voglia di contribuire con generosità e passione al bene comune, vediamo cosa vorranno dirci i nostri  interlocutori; dopo le elezioni del Consiglio di Amministrazione, devo fare un viaggio privato in Spagna di tre giorni, immediatamente dopo il mio ritorno formalizzerò le mie dimissioni: spero che qualche collega sia disponibile a candidarsi.
Nei prossimi giorni argomenterò le mie valutazioni.            

martedì 12 giugno 2012

A proposito delle norme per le elezioni ...

... dei  rappresentanti in Consiglio di Amministrazione decise in Senato Accademico.

Asfaltare
  1. coprire con asfalto
  2. (scherzoso) investire con un mezzo pesante.

giovedì 7 giugno 2012

Mi corre l'obbligo di segnalare quanto segue:
https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=Hs0mIgVob7Y

E di proporre ai miei lettori una piccola domanda: di quali risorse è stato dotato il Consorzio UNO di Oristano, per quanti studenti, per quanti docenti, assegnisti, dottorandi che risiedono abitualmente lì.
Premetto: Oristano mi piace e sono molto lieto se quella città e quella provincia prosperano.
Pongo solo un quesito.

domenica 3 giugno 2012

Un incontro a Cagliari

Ho avuto un lungo e piacevole incontro con il collega Antonello Sanna Direttore del Dipartimento di Ingegneria civile, ambientale e architettura e con Emanuela Abis Presidente del Corso di Laurea Magistrale in Architettura.
L'incontro è avvenuto nella loro splendida sede di palazzo Cugia: i colleghi di Cagliari hanno una sede recentemente restaurata nel pieno centro storico della città, una sede molto bella e capiente, anche se non del tutto sufficiente per il loro (più elevato) numero di studenti.
Nella nostra chiacchierata abbiamo affrontato due argomenti: la possibilità di avviare un corso di laurea congiunto di Design e di organizzare insieme un calendario di attività culturali, nell'idea, che condividiamo, che la collaborazione nasce da un processo e non è un mero accordo burocratico.
Perché Design? Nel rispondere a questa domanda, mi piace ribadire un punto, che ancor oggi mi pare un po' soggetto a malintesi.
Noi di AAA non siamo contrari al fatto che l'Università di Sassari istituisca o ri-attivi corsi di laurea utili al territorio e alle possibilità di occupazione dei futuri laureati; tra essi certamente credo ci possa stare Ingegneria informatica: quel che abbiamo chiesto e che ci permettiamo di chiedere è che di una nuova offerta formativa si discuta strategicamente, individuando l'insieme dei Corsi che è opportuno  e utile, anche in una prospettiva di lungo periodo, attivare: c'è Ingegneria informatica, ma c'è anche Design, che non ha in Sardegna un presidio pubblico e che ha sicuramente domanda e prospettive di lavoro; ma mi vengono  in mente anche le magistrali di Architettura del paesaggio e di Ingegneria dell'ambiente e del territorio; così come mi vengono in mente possibili corsi ad hoc per studenti lavoratori. E questi sono quelli che vengono in mente a me.
Se si fa una valutazione attenta dei corsi esistenti che non funzionano e che non hanno futuro, di quelli in difficoltà, ma necessari e da rilanciare, di quelli che non ci sono e di cui sarebbe bisogno e si concentrano investimenti e risorse su questi ultimi due, facciamo un grande favore a tutti, a partire dal nostro Ateneo.
Ma non a pezzi e bocconi per favore.
E con una visione di lungo periodo che - forse - avrà bisogno di una riorganizzazione dei Dipartimenti e di una proficua e graduale collaborazione inter-ateneo e con Dipartimenti di altri Paesi.    

mercoledì 30 maggio 2012

Precari e dintorni

In tutti i ruoli che ho ricoperto e in tutte le vicende che ho vissuto, una questione mi ha assillato e mi assilla.
Io sono un garantito: a meno ventidue anni avevo già un incarico a tempo determinato in un Liceo, incarico che ho lasciato quasi subito) per una borsa di studio all'Università (precario per finta, potevo tornarmene a scuola quando volevo) e a meno di trent'anni ero ricercatore di ruolo; oggi a sessantun anni e fischia ho quasi quarantatré anni di contributi. Non ho mai vissuto il precariato.
La mia formazione culturale mi porta a essere pericolosamente minoritario: infatti mi sento in difficoltà a giustificare a me stesso perché ho uno stipendio più alto di quello di un operaio metalmeccanico; inoltre considero il precariato (in larghissima misura) come il risultato negativo della vittoria incontrastata di un'ideologia settecentesca, utilizzata come clava da parte dei potenti per riaffermare il loro potere (a chi si occupa di urbanistica lo spiega benissimo David Harvey).
Ma queste sono le mie personali fisime. E non avrei dovuto neanche scriverle; diciamo che sono "fuori verbale".
Quello che non è una mia personale fisima è il fatto che nel settore pubblico e nell'Università sono cresciuti in modo abnorme contratti precari, alcuni dei quali servono a a garantire la copertura di posizioni permanenti, ovvero si assumono persone con contratti a termine per svolgere lavori che sono stabilmente necessari (che so: la gestione della didattica di una Facoltà); inoltre nell'Università una fetta consistente della didattica e della ricerca grava sulle spalle di persone con contratti a termine, a volte reiterati per anni: per tacere del "volontariato".
Capisco tutte le ragioni: le norme sempre più restrittive impediscono le assunzioni a tempo indeterminato (tra blocco del turnover tagli del FFO e conseguenti paletti alla spesa), un servizio dobbiamo assicurarlo, un po' di apprendistato non fa male a nessuno, se c'erano fondi per il Master and Back perché non usarli (in fondo per le ragazze e i ragazzi era meglio così che non averli), anche se prospettive non ci potevano essere per tutti o per la maggioranza di loro: capisco tutto e spesso mi adeguo; ma un rovello ce l'ho.
Sto facendo la cosa giusta?
Siamo sicuri che non c'è alternativa?
Non sarebbe meglio conoscere la dimensione del fenomeno, per cercare se non soluzioni, ammortizzatori? Siamo sicuri di non discriminare pesantemente le donne?
Dobbiamo proprio accettare il pensiero dominante?
Tante forze intellettuali non possono mettersi in campo per affrontare la questione?

So distinguere tra forme diverse di precariato e persino riconoscere (in alcuni contesti) il valore della flessibilità; so anche pensare che possano esistere forme di lavoro che non sono legate al posto fisso (ma ai contributi fissi, alla possibilità di metter al mondo un figlio, al diritto ad avere una casa e un "reddito di cittadinanza", a questo non si può rinunciare).
Ma credo che un'istituzione come l'Università debba programmaticamente porsi il problema.
Giovedì 14 Giugno alle ore 17.00 nella nostra sede dell'Asilo Sella incontrerò i precari di AAA; precari di tutti i tipi, personale tecnico amministrativo, dottorandi, assegnisti, contrattisti M&B, collaboratori alla didattica (i tutores), altri collaboratori; non so cosa potremmo dirci, ma qualcosa ci diremo.
Chi vuol venire, in particolare i Sindacati, è benvenuto.
   

Il terremoto in Emilia-Romagna

Il terremoto in Emilia- Romagna è una vera catastrofe e richiede la nostra solidarietà; invito tutte le studentesse e tutti gli studenti, i colleghi, i collaboratori a fare quel che possono per sostenere le popolazioni colpite.


Ho scritto una breve lettera ai colleghi Presidi di Architettura di Cesena, Parma e Ferrara.


Cari colleghi,

a nome mio personale e di tutto il Dipartimento, voglio esprimervi la solidarietà per le gravi conseguenze del terremoto nella vostra Regione; al dolore per le perdite umane si aggiunge la preoccupazione per il patrimonio abitativo e storico-culturale gravemente colpito.

Non credo che in questa fase si possa fare molto di più che partecipare come singoli alle iniziative di solidarietà promosse da molti Enti e Associazioni, ma se dovessero esserci, ora o in futuro, azioni che possiamo intraprendere o cui possiamo partecipare, sappiate che potete contare su di noi.

A tutti i vostri studenti, docenti e collaboratori la nostra solidarietà e il nostro affetto.

Arnaldo Cecchini